A differenza di quanto si possa pensare, diversi studi hanno confermato che dormire con il proprio neonato nel lettone non significa viziarlo, ma è una pratica che apporta numerosi benefici al piccolo.

Alcuni importanti studi di epidemiologia hanno evidenziato che, circa fino ai 3 anni, moltissimi bambini dormono per tutta la notte – o comunque per una buona parte – nel lettone con i genitori, per poi imparare a dormire da soli nel proprio lettino tra i 5 e i 10 anni.

Questa abitudine, che prende il nome di cosleeping (dall’inglese dormire insieme), non sembra però ostacolare in alcun modo il normale sviluppo del bambino: è anzi smentita la falsa credenza secondo cui dormire nel lettone con mamma e papà rallenti il raggiungimento dell’indipendenza nella crescita del bimbo.


Che cos’è il cosleeping

Il co-sleeping, una pratica sempre più in voga negli ultimi anni, consiste nel permettere al proprio bambino di dormire nel lettone. Ci si riferisce al cosleeping sia quando il neonato dorme nel lettone, sia quando i genitori decidono di posizionare i letti attaccati al lettone di mamma e papà.

Fino a qualche anno fa questa pratica veniva considerato un modo per viziare i bimbi o un segno di debolezza da parte dei genitori. Eppure, soprattutto in questi ultimi anni, il cosleeping è sempre più in voga e sta sfatando questi falsi miti, diffusi tra mamme e pediatri.

Infatti, stare accanto al proprio bambino – soprattutto quando è ancora neonato – è molto importante per rassicurarlo e farlo sentire protetto: solo così il piccolo smetterà di piangere ed agitarsi, favorendo il proseguimento del suo riposo.

Le opinioni riguardo questa abitudine sono divergenti: alcuni studiosi affermano che, in alternativa al co-sleeping, i genitori possano praticare il room-sharing. Il fatto di condividere la stessa stanza del bambino – accostando al lettone una culla o un lettino – permette da una parte al neonato di percepire la presenza di mamma e papà, pur non essendo nello stesso letto e, dall’altra, ai genitori di intervenire con prontezza in caso di necessità, ma senza rinunciare al proprio spazio e – almeno in parte – alla loro privacy.


Dormire nel lettone: quando il bambino è troppo grande

A molti bambini di età compresa tra 0 e 5 anni capita – come è naturale che sia – di svegliarsi ripetutamente durante la notte, interrompendo più volte il ciclo del sonno notturno. Se anche il vostro bambino si sveglia spesso non allarmatevi: è assolutamente normale che i piccoli dormano in modo diverso rispetto agli adulti.

Il problema non sta nel numero di risvegli notturni, ma nell’eventualità che, dopo essersi svegliati, i piccoli non riescano più a riaddormentarsi per diverse ore.
In questo caso i bambini potrebbero soffrire di disturbi del sonno, e dovrete rivolgervi al parere di un medico pediatra per la soluzione del problema.

Nelle prime settimane di vita il cosleeping con il neonato è necessario per ridurre il livello di stress, sia della mamma che del bambino: infatti, da un lato le neo-mamme preferiscono avere il bimbo accanto, così da accorrere tempestivamente nel momento del bisogno; d’altra parte il bambino, che riceve queste attenzioni, si sente rassicurato se sa che la mamma è lì vicina a lui, e dorme più sereno.

Ma fino a che età si può praticare il cosleeping? Gli esperti affermano che arrivati ai 3 anni di vita i bambini raggiungono uno stato del sonno simile a quello degli adulti, per cui sarebbero pronti ad affrontare la notte da soli nel proprio lettino.
Ma in realtà ogni bambino è diverso, e non dovrete preoccuparvi se il vostro bimbo vuole ancora dormire nel lettone a 4 anni: non c’è un momento preciso per smettere di ricorrere al sonno condiviso.

In ogni caso, va ricordato che la pratica del cosleeping non va considerata come un modo per viziare i piccoli, ma come una strategia utile e consapevole da parte dei genitori, da adottare solo nei momenti più opportuni e di vera necessità.

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