Lo svezzamento del neonato è uno dei momenti più delicati per la mamma e il piccolo: dopo 9 mesi di gravidanza e il periodo nel quale il neonato si è nutrito attraverso il seno materno, il momento di introdurre progressivamente i cibi solidi deve essere completato con calma, programmazione e delicatezza.

Per questo molto spesso i pediatri sono soliti suggerire di cominciare lo svezzamento intorno ai 6/7 mesi, alternando le cosiddette pappine con il latte. Vediamo quindi tutte le informazioni che i neogenitori devono conoscere di questo periodo di passaggio.

 

Quando cominciare lo svezzamento del neonato

 

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si “dovrebbe” allattare il proprio bambino fino ai primi 6 mesi d’età. Ovviamente questo è un dato indicativo, in quanto non tutte le madri hanno la possibilità di poter produrre latte proprio, per complicanze dovute alla gravidanza o complicanze dovute ad altri fattori fisici… ma soprattutto non esiste l’età giusta per poter smettere l’allattamento.

Si consiglia di iniziare lo svezzamento gradualmente: il bambino deve aver acquisito determinate competenze quali abilità fisiologiche, aver sviluppato i riflessi, la masticazione e la coordinazione psico-motoria. Una volta che capite che il vostro bambino presenta manifestazioni di curiosità nei confronti del cibo solido, potete portarlo a tavola con voi la sera. Questo processo lo porterà da una parte, ad incuriosirsi ai cibi degli “adulti”, dall’altra ad imitare i genitori, mangiando con le mani o con le posate.

Lo svezzamento è una tappa fondamentale per il vostro piccolo. Infatti, i cibi assunti fino ad ora non bastano più per il suo sviluppo, ha bisogno di integrare proteine, ferro e vitamine. È importante seguire un corretto stile alimentare che comprenda diverse tipologie di cibo, facendo provare un pò tutto al bambino senza però obbligarlo, ma al contrario incoraggiarlo nel suo percorso.

Partendo dal presupposto che se il bambino ha fame, mangia, se notate una certa inappetenza è del tutto normale: nel primo anno di questo cambiamento il bambino si deve adattare a questo mutamento alimentare. Si tratta quindi di una fase naturale, legata al cambiamento del bambino e del cibo che era abituato a farsi somministrare. Al tempo stesso, qualora questi segnali dovessero sussistere, è opportuno rivolgersi al pediatra, che con le giuste competenze sarà in grado di suggerire la giusta soluzione.

 

Autosvezzamento o svezzamento assistito?

 

Molti medici preferiscono suggerire alle mamme uno svezzamento programmato che aiuti il bambino a compiere questo processo in modo graduale.

Esiste però un’altra corrente di pensiero: l’auto svezzamento, una fase in cui si dà la massima importanza ai bisogni del neonato. Il vostro bambino vi ha sempre fatto capire quando era affamato e quando era sazio, tramite piccoli gesti o versetti… secondo questa filosofia, il bambino sarà capace di far capire alla propria mamma il momento in cui è pronto a cambiare alimentazione. Non c’è mai una via giusta o una sbagliata, ma possono esserci aspetti negativi e positivi in entrambi i percorsi.

Auto svezzamento e svezzamento, gli svantaggi

Gli aspetti negativi che riguardano lo svezzamento programmato possono essere: il rifiuto e l’inadeguatezza del piccolo, molta attenzione e pressione per quanto riguarda la dieta e conseguentemente anche un costo elevato dei vari cibi per il bambino. Gli aspetti positivi invece riguardano il coinvolgimento della mamma e la sua partecipazione attiva e lo sviluppo fin da subito di una dieta equilibrata.

…e i vantaggi?

Gli aspetti positivi che riguardano invece l’auto svezzamento possono essere: la diminuzione dello stress sia da parte delle famiglie che da parte del neonato, migliorare la dieta in tutta la famiglia e aumentare la fiducia nei genitori. Gli aspetti negativi, seppur pochi, riguardano la cura nel somministrare al proprio bambino pezzi piccoli di cibo, affinché non corra il rischio di soffocare.

Insomma, non è mai tutto bianco o nero, giusto o sbagliato, soprattutto quando si parla dei vostri piccoli. Essere genitori è un compito importante e molto difficile, è giusto che ognuno si senta di intraprendere al meglio la strada che ritiene più opportuna per il proprio figlio, rispettandone la salute e la crescita.

 

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